EXISTENTIALISM IN “ DUBLINERS” AND “ WAITING FOR GODOT”

Dubliners is a collection of fifteen stories about Dublin and its main theme is the failure to find a way out of “ paralysis” which is the typical condition of modern man in the modern metropolis. “ Escape” is the other theme linked to that of paralysis. It originates from an impulse caused by a sense of enclosure experienced by many characters, but none of them is destined to succeed. They live as exiled at home, unable to cut the bonds that tie them to their own world. The central theme of waiting for Godot is WAITING for an event that never happens. The anonymous setting stands for any place in the world and it is allusive of the desolate condition of mankind. The characters of the play embody the intellectual and the emotional side of man. The author wants to convey man’s fear of solitude and his need for communication which is always impossible. Vladimir questions himself about suffering, about the meaning of existence and the brevity of life. In his existential anguish, Vladimir needs to believe that he is the object of someone’s care and attention.

LA SCOMPOSIZIONE DELLA PERSONALITA’: LA CONCOMITANTE PRESENZA DI RAZIONALITA’ ED IRRAZIONALITA’…(Premessa)

Sebbene l’esaltazione del razionalismo scientifico e della tecnologia, la moderna civiltà occidentale non ha affatto cancellato le componenti irrazionali e le angosce più intime, che erano espressione della sua cultura passata. E’ per tale motivo che la scelta degli argomenti del presente lavoro interdisciplinare si è soffermata sulla tematica del dissidio tra gli elementi razionali ed irrazionali  che pervadono  l’intera società europea a-cavallo tra 1800 e 1900. All’introduzione, che parte dunque da un preciso quadro storico, segue la trattazione dei diversi aspetti che hanno influito sulla cultura di quel periodo, dalle testimonianze letterarie al pensiero filosofico, alle scoperte scientifiche, con un riferimento ai possibili richiami con la latinità (anch’essa parte essenziale della cultura occidentale).  L’analisi di opere pittoriche inerenti il periodo storico preso in esame concluderà il lavoro in maniera da fornire un quadro culturale ancora più completo. Infine  la trattazione di argomenti in lingua contribuirà ad attribuire alla ricerca un carattere europeo.

LA SECONDA GUERRA MONDIALE..1° Parte

La scintilla che scatenò il conflitto mondiale fu sicuramente l’invasione della
Polonia da parte della Germania, azione dettata dall’ideale espansionistico del
pangermanesimo di Hitler. Ma a quella che può essere considerata la causa
oggettiva della guerra bisogna affiancare altre motivazioni che fecero sì che il
conflitto assumesse dimensioni mondiali. All’aggressività militare del nazismo
corrisposero una tendenza espansionistica di altri regimi totalitari quali l’Italia e il
Giappone. A questi preoccupanti fenomeni, che mettevano in serio pericolo gli
equilibri mondiali, le altre nazioni non seppero e non vollero opporsi in maniera
decisa sia per la tendenza isolazionista di Francia, Inghilterra e Stati Uniti che
forse sottovalutarono la pericolosità del nazisrno, sia perché la Germania nazista
era considerata l’estremo baluardo per fronteggiare l’espansione del socialismo.
Inoltre  l’ oggettiva debolezza della società delle nazioni sia dal punto di vista
politico che da quello militare  lasciò campo aperto all’espansionismo di Germania
Italia e Giappone.Prima di invadere la Polonia Hitler si assicurò l’approvazione dell ‘ URSS con il patto di non aggressione Molotov – Ribbentrop del 23 Agosto 1939.

Forte dell’appoggio sovietico,  egli ordinò alle armate del Reich di riversarsi oltre i confini
polacchi. L’idea era quella di portare a termine una “guerra lampo” con un massiccio
attacco per terra e per cielo. L’invasione iniziò il  1° Settembre del 39 e nel giro di  28 giorni la  Polonia venne sottomessa.

A niente valse l’intervento di Francia e  Inghilterra che il 3 Settembre dichiararono
guerra alla Germania. Il positivo esito dell’attacco tedesco venne favorito
dall’intervento dell’URSS che il 17 Settembre occupò la parte orientale della
Polonia. Dopo pochi giorni le truppe sovietiche imposero il protettorato su
Estonia, Lettonia e Lituania e attaccarono la Finlandia alla quale portarono via parte
della Lapponia.Le prime mosse dell’esercito tedesco mirarono alla conquista di Danimarca e Norvegia e, tra Aprile e Giugno, con una “guerra lampo’’  riuscirono nel loro intento, assicurandosi un passaggio strategico per acquisire il ferro proveniente dalla Svezia filonazista. Sul fronte francese, dopo una fase di stallo, le truppe di Hitler passarono all’offensiva: alcune divisioni aggirarono la linea fortificata Maginot riversandosi massicciamente in Olanda, Lussemburgo (1 5 Maggio) e Belgio ( 28 Maggio); sbaragliarono l’esercito franco-britannico sulle Ardenne e, dopo aver sfondato la linea di Sedan, oltrepassarono il confine francese a nord – ovest. La pressione nazista costrinse i francesi ad imbarcare le truppe a Dunkrque (26 Maggio, 3 Giugno), riparando in Inghilterra. Il 14 Giugno l’esercito tedesco occupò  Parigi costringendo alle dimissioni il governo di  Paul Reynaud . Il suo successore, il generale Petain firmò,  il 22 Giugno,  un gravosissimo armistizio con la Germania che riuscì ad annettersi Alsazia e Lorena. Dopo la conquista della Francia il nord del paese venne posto direttamente sotto il potere tedesco, mentre la parte meridionale venne affidata al governo fantoccio di Petain, stabilendo la capitale a Vichy. Nel contempo le truppe francesi riparate in Inghilterra vennero organizzate in un esercito nazionale guidate dal generale Charles De Gaulle che, dai microfoni di radio Londra, incitò i suoi connazionali a sollevarsi contro l’invasore: iniziò così la lotta partigiana francese, alla quale presero parte esponenti della borghesia e delle classi popolari guidati da socialisti e comunisti. L’offensiva tedesca, dopo l’occupazione della Francia, si rivolse all’lnghilterra: 1 Settembre del 1940 l’aviazione tedesca iniziò massicci bombardamenti a tappeto delle postazioni militari e delle città inglesi, in modo da aprire la strada allo sbarco delle truppe naziste sulle coste meridionali dell’isola. Gli inglesi, intanto, per affrontare il drammatico momento si riunirono in un governo di unione nazionale guidato da Winston Churchill, con l’intento di resistere ad oltranza agli attacchi nazisti. Grazie alla superiorità della propria aviazione (Raf) , l’Inghilterra riuscì a far fronte al nemico e,  a fine Ottobre, la Germania decise di porre fine al tentativo d’invasione. Inizialmente, constatando l’impreparazione del proprio esercito, l’Italia si tenne fuori dal conflitto; ma i rapidi successi ottenuti da Hitler che facevano prefigurare una vittoria certa della Germania, convinsero Mussolini ad entrare in guerra in modo da potersi sedere,di lì a poco, al tavolo dei vincitori.

L ‘ETA’ DELL’IMPERIALISMO

L’epoca che va  dalla fine del XIX secolo alla Prima guerra Mondiale va generalmente
sotto il nome-di età dell’ imperialismo. Essa segna un notevole distacco sotto l’aspetto
politico – sociale , economico e culturale rispetto agli anni precedenti che avevano
visto il trionfo della  civiltà del positivismo, e presenta una serie di contrasti, dove con la
cultura razionale del positivismo si scontrano tendenze irrazionali.

Tramonta il mito che la scienza possa risolvere ogni problema, che la crescita
industriale possa assicurare il benessere contemporaneo di tutti i paesi europei, che
l’economia possa fondarsi sul libero scambio, sulla libera circolazione delle merci,
senza barriere doganali, senza limitazioni che impediscano la navigazione sui mari.
Se nella prima metà dell’Ottocento  il primato industriale era spettato all’ Inghilterra, che in fatto di produzione da parte delle industrie e di sviluppo commerciale sembrava
superare di gran lunga gli altri stati, le cose cambiano durante la seconda parte del
secolo , quando accanto alle industrie inglesi si affermano quelle tedesche, francesi,
belghe (l’Italia per il momento rimane ancora in una posizione arretrata ed il divario
rispetto agli altri paesi verrà colmato solo nel corso del XX secolo ).

I mercati .interni si -dimostrano insufficienti ad assorbire la grande quantità di prodotti
che le fabbriche e le imprese commerciali sono capaci di offrire; di qui la necessità di
occupare nuovi mercati e al tempo stesso di trovare materie prime a basso costo. Non
resta che la via della conquista colonia1e, di trovare sbocchi al di fuori del continente

europeo ( ma presto vedremo che anche tali territori non saranno più sufficienti ed
occorrerà espandersi ai danni delle altre potenze). In prima fila nella corsa alla
conquista coloniale troviamo la Francia e l’Inghilterra, seguite poi dalla Germania dal
Belgio e dalla Russia, mentre l’ Italia andrà incontro ad amare delusioni ed umilianti e
pesanti sconfitte ( si pensi al tentativo di Crispi di  occupare l’ Africa Orientale, fallito
con le sconfitte di Dogali e di Adua ) .

In particolare Francesi ed Inglesi finiscono per spartirsi l’Africa seguendo due direttrici
diverse : i primi quella ovest-est, i secondi quella nord-sud , due direttrici destinate ad
incontrarsi inevitabilmente: non a caso vi fu il famoso incidente di Fashoda , quando si
fu sul punto dello scoppio di una guerra tra le due potenze,che fortunatamente venne
evitata. In pratica negli scopi dell’Inghilterra vi era il collegamento tra i possedimenti
dell’ Africa Meridionale con l’Egitto, mentre la Francia mirava alla conquista

dell’ intera Africa settentrionale. Fu l’accorta politica di Bismark, il grande cancelliere
prussiano, che aveva permesso l’unificazione della Germania, a seguito della
sconfitta di Napoleone m nel 1870 a consentire con il congresso di Berlino del 1878,
e con una nuova conferenza nel l884 di mantenere un certo equilibrio tra le potenze e
a stabilire una sorta di spartizione delle terre extraeuropee. Nelle sue intenzioni vi era
quella di fare della Germania l ‘ago della bilancia in Europa, come lo era stata la Gran
Bretagna nella prima metà del 1800 .

Ma la salita al trono del nuovo Kaiser Guglielmo II nel 1888 metteva fuori gioco
Bismark e segnava una nuova fase nella politica tedesca, poiché l’imperatore non si
accontentava di essere solo l’arbitro della scena politica europea, ma aveva la pretesa

di trasformare la Germania nella potenza dominatrice in grado di sottrarre alla Gran
Bretagna il controllo dei mari e di ridurre il suo immenso impero coloniale, soprattutto
per quel che riguardava l’Africa. Di qui la corsa agli armamenti tedesca, il
potenziamento della flotta da guerra, i due tentativi fatti agli inizi del ‘900 di conquista
del Marocco.

D’altra parte ad aumentare la tensione vi era anche il desiderio di  rivincita francese,
dopo la sconfitta patita nel 1870, che le era costata la perdita di due regioni ricche di
risorse minerarie, quali l’Alsazia e la Lorena. Non erano pochi quelli in Francia a
sognare una guerra che umiliasse il Kaiser e il popolo tedesco .

La stessa Inghilterra guardava con sempre viva preoccupazione la potenza marittima
tedesca, la quale minacciava di toglierle il dominio dei mari, che da secoli le
apparteneva .

Il sistema di alleanze creato da Bismark per isolare la Francia attraverso il Patto dei
Tre Imperatori, che univa Russia, Austria e Germania, e la Triplice Alleanza sancita
tra Germania, Austria e Italia, venne mandato in fumo da Guglielmo II. Infatti la
Russia finì per accostarsi alla Francia e all’ Inghilterra, mentre anche gli Italiani non
apparivano più tanto convinti di un’ alleanza che li poneva al fianco di una nemica
tradizionale, come l’Austria quando ancora vi erano territori in mano austriaca.

Sul piano sociale assistiamo ad un accentuarsi dei conflitti tra le classi ed in particolar
modo ad una partecipazione sempre più attiva dei proletari alla vita politica.

Sotto questo aspetto non va trascurato l’impegno dei vari partiti socialisti europei
nell’ organizzare i movimenti operai e contadini, nel dare alla massa del popolo una

coscienza di classe e nell’indicare nel capitalismo il nemico contro cui lottare.
Tuttavia il progetto dell’Internazionale socialista di impedire lo scoppio di nuove
guerre, che avrebbero solo difeso gli interessi della grande borghesia, si rivelò
inattuabile, non riuscì ad evitare il primo conflitto mondiale, anche per le divisioni ,
che si affermarono fra i diversi gruppi socialisti . Possiamo grosso modo semplificare

  • queste divisioni identificando due gruppi : da un lato i minimalisti, che, ritenendo
    ancora prematuri -i tempi- per realizzare una rivoluzione come previsto da Marx, erano
    favorevoli a delle riforme sociali, che migliorassero le condizioni dei lavoratori

( magari essendo persino disposti a delle momentanee collaborazioni con i governi
liberali ); dall’altro troviamo i massimalisti, i quali pretendevano di realizzare in
tempi brevi una rivoluzione proletaria, senza scendere a patti con i governi di destra.
A rendere ancora più complicata la situazione vi erano le esigenze dei lavoratori dei
singoli stati,anche in rapporto al grado di sviluppo della società in cui vivevano . Ad
esempio l’Italia solo da poco aveva conosciuto l’avvio di un processo di
industrializzazione, che del resto riguardava una minima parte della penisola. Infatti il
nostro rimaneva un paese ancora essenzialmente agricolo : nel Meridione in pratica le industrie erano quasi inesistenti e vi era una massa di braccianti, costretti a vivere in condizioni di estrema miseria e nelle mani dei grandi latifondisti . Essi chiedevano una riforma agraria e sognavano la formazione di una piccola proprietà contadina, il pezzo di terra da poter coltivare in proprio e da cui poter trarre il necessario per vivere e mantenere la famiglia .

Eppure tali conflitti e tensioni a livello internazionale e sociale contrastavano con il
clima di spensieratezza della società della “bélle époque”, che vedeva il trionfo della
scienza e della tecnica con le grandi esposizioni universali, il successo dell’ automobile basti pensare all’ inizio di suggestive ed affascinanti corse  automobilistiche o ad esaltanti raid come la Parigi-Pechino, vinto proprio da una vettura italiana guidata dal principe Borghese), la nascita dell’ aviazione, la ricca borghesia divertirsi nei caffè chantant, le grandi-competizioni sportive ( come il “Giro d’Italia” iniziato nel 1909, il campionato di calcio ), le prime proiezioni cinematografiche . Si tratta in ogni caso di manifestazioni che,  se da un lato dimostrano l’evoluzione della civiltà europea dominata da una scienza razionale, dall’altro esaltano l’immaginario collettivo, costituiscono una sorta di evasione nei riguardi di un’ esistenza quotidiana che appare banale, ma al tempo stesso contraddittoria e minacciosa con i suoi contrasti insanabili e che avrebbero condotto alla catastrofe della prima guerra mondiale.

Futurismo : Lode alla Nevrosi

La scelta di trattare come tema il Futurismo e la Nevrosi nasce dall’idea che la moderna civiltà occidentale, malgrado l’esaltazione del razionalismo scientifico della tecnologia, non abbia affatto cancellato le angosce più intime, che scaturiscono dall’attuale frenesia e sterilità della vita all’interno di una società in cui la parola d’ordine è : ” il più possibile e il più presto possibile”.

il risultato del frenetico meccanismo del vivere contemporaneo, il progressivo inabissarsi nella vertigine del quotidiano, occludono qualsiasi capacità di contemplazione, ricattando l’individuo che, per sopravvivere deve uniformarsi agli imperativi categorici espressi dalla sua classe sociale, non riuscendo in tal modo a sfuggire alla trappola della nevrosi.

Il percorso scelto per raggiungere gli obiettivi prefissati parte da un preciso quadro storico, quello che caratterizza l’intera società europea a cavallo tra il 1914 e il 1945 ( l’età tra le due guerre), quando i futuristi si rendono conto che le scoperte scientifiche e le innovazioni tecnologiche sconvolgono non solo il mondo esteriore in cui l’uomo vive, ma anche  quello interiore.

Quindi, si sono delineati i diversi aspetti che hanno influito sulla cultura di quel periodo, dalle testimonianze letterarie ( Futurismo-Espressionismo-Surrealismo,Filippo Tommaso Marinetti)  alle teorie psicoanalitiche e filosofiche ( Freud e Heiddeger), alle scoperte scientifiche.

Infine il lavoro si completa con l’arte figurativa ( Boccioni, Mirò, Dalì) , in maniera da fornire un quadro culturale ancora più completo e con la trattazione di argomenti in lingua ( Saul Bellow- Herzog; Sartre- la Nausée; Kafka ( Der Nachbarn; Die Verwandlung) onde attribuire alla ricerca un carattere europeo.

Valentina Corrente

Premessa :L’Essere e l’Altro

PREMESSA

La scelta di trattare come tema l’Essere e il suo rapporto con l’Altro nasce dalla constatazione che, nel periodo compreso tra fine Ottocento e inizio Novecento, si verifica una vera e propria rivoluzione che colpisce i più diversi campi del sapere e sancisce il passaggio all’ uomo contemporaneo . Questa crisi è data soprattutto dalla perdita della fiducia nel progresso e in tutta la filosofia positivista. Il percorso scelto per raggiungere gli obiettivi prefissati parte da un preciso quadro storico, quello del secondo conflitto mondiale, quando a causa delle disastrose conseguenze degli eventi bellici l’uomo perde tutte le sue certezze e si affaccia un nuovo tipo di eroe letterario.  Non più il superuomo dannunziano, fiducioso delle proprie capacità e convinto delle proprie azioni, ma un inetto, potremmo dire un antieroe. In questo percorso interdisciplinare sarà esaminata, dunque, l’influenza di questa “crisi delle certezze” nell’ambito filosofico con Lévinas – autore dell’opera  che dà il titolo al presente lavoro-  per proseguire nell’ambito scientifico con la crisi dei fondamenti matematici, e nel  campo letterario con la poetica di Italo Svevo con i necessari collegamenti in lingua inglese onde attribuire alla ricerca un carattere europeo. Il lavoro si completerà con l’arte figurativa di Picasso che raggiunge il suo apice nei dipinti Guernica e Les Demoiselles d’Avignon. Dal punto di vista filosofico Lévinas introduce il concetto dell’alterità come rispecchiamento nel volto dell’Altro che, se c’è, deve porsi al di là dell’essere in quanto è inconoscibile. La relazione con l’Altro non è una relazione di conoscenza, ma l’alterità non può essere cancellata e noi la incontriamo quotidianamente. Nella vita di tutti i giorni dinanzi all’alterità ci capita spesso di fare un passo indietro affinché la nostra identità non corra il pericolo di essere scalfita da qualcosa che, per il semplice fatto di occupare uno spazio, viene considerata destabilizzante. La presa di distanza nei confronti del diverso sembra marcare una linea di confine, un orizzonte invalicabile oltre il quale si realizza lo scacco di una serie di convinzioni, che hanno costruito la nostra identità. prendere coscienza che se esiste un’identità ciò è dovuto anche all’altro, il quale, ponendosi come termine di paragone, ci aiuta a capire ciò che è alla base della nostra persona. Bisogna imparare a vedere l’altro come un compagno di viaggio, dunque, non come il termine primo di un processo di esclusione, ma come termine ultimo di un processo di conoscenza, che lo ponga come meta da raggiungere, affinché la nostra stessa identità possa rivelarsi veritiera. Nelle vicende europee del ventesimo secolo tutto quello che gira intorno agli uomini sembra nascondere una minaccia, che da un momento all’altro potrebbe concretizzarsi in una crisi d’identità. L’altro viene quindi ad essere inteso come un pericolo latente e destabilizzante della nostra cara quotidianità, che essendo forse troppo ripiegata su se stessa, non riesce a liberarsi dalle sue recondite paure. Il volto diventa così un’ossessione che, come sottolinea Lévinas, è la consapevolezza di essere chiamati dall’ossessione dell’Altro che a sua volta ci ossessiona attraverso il volto. Il volto si presenta come una realtà opposta alla nostra e pertanto viene percepita come un ostacolo alla nostra libertà. Questo concetto lo ritroveremo declinato nelle sue varie sfaccettature nel corso del presente lavoro interdisciplinare, partendo dal periodo nazi- fascista con la caccia agli Ebrei, i cui tratti somatici diversi ossessionano il mono occidentale dell’epoca. I pregiudizi, come un rumore di fondo, frastornano e sottraggono alla fatica di pensare e di conoscere. Così,  stereotipi generalizzanti, preconcetti e pregiudizi  diventano radici di intolleranza e di violenza perché negano l’alterità dell’altro e lo misconoscono. A livello psicologico, poi, per personaggi come Alfonso Nitti, protagonista del romanzo Una Vita di Svevo, basta rispecchiarsi nel volto di  un rivale, per mettere in evidenza il prodotto della crisi della società moderna, la grande crisi delle certezze che caratterizza tutto il Novecento.

OSCAR WILDE:LOVE AND DEATH IN THE PICTURE OF DORIAN GRAY

 I n the stately London home of his aunt, Lady Brandon, the well-known artist Basil Hallward meets Dorian Gray. Dorian is a cultured, wealthy, and impossibly beautiful young man who immediately captures Basil’s artistic imagination. Dorian sits for several portraits, and Basil often depicts him as an ancient Greek hero or a mythological figure.. Lord Henry, a famous wit who enjoys scandalizing his friends by celebrating youth, beauty, and the selfish pursuit of pleasure, disagrees, claims that the portrait is Basil’s masterpiece. Dorian arrives at the studio, and Basil reluctantly introduces him to Lord Henry, who he fears will have a damaging influence on the impressionable, young Dorian. Basil’s fears are well founded; Dorian curses his portrait, which he believes will one day remind him of the beauty he will have lost. In a fit of distress, he pledges his soul if only the painting could bear the burden of age and infamy, allowing him to stay forever young.

Over the next few weeks, Lord Henry’s influence over Dorian grows stronger. The youth becomes a disciple of the “new Hedonism” and proposes to live a life dedicated to the pursuit of pleasure. He falls in love with Sibyl Vane, a young actress who performs in a theater in London’s slums. He adores her acting; she, in turn, refers to him as “Prince Charming” and refuses to heed the warnings of her brother, James Vane, that Dorian is no good for her. Overcome by her emotions for Dorian, Sibyl decides that she can no longer act, wondering how she can pretend to love on the stage now that she has experienced the real thing. Unfortunately this is a story of Love and Death because Dorian’s pursuit of pleasurable things leads to his emotional detachment from humanity.  He  depends upon those things to maintain an interested in life. So for as long as Dorian simply enjoys Sibyl’s art he loves her because she is beautiful to observe, but once he is given the opportunity to speak with the beautiful girl and gets to know her, he associates his love with her acting, thereby giving the art of performance a purpose besides entertainment. For this reason, when Sibyl decides to exchange her acting for Dorian’s love, he rejects her, saying, “Without your art you are nothing.” Dorian gives Sibyl’s acting, her art, the purpose of maintaining his love for her, and when she  abandons it, Dorian cruelly abandons her. Sibyl becomes a victim of art, and commits suicide by swallowing prussic acid. After doing so, he returns home to notice that his face in Basil’s portrait of him has changed: it is uglier. He resolves to make amends with Sibyl the next day. The following afternoon, however, Lord Henry brings news that Sibyl has committed suicide. At Lord Henry’s urging, Dorian decides to consider her death a sort of artistic triumph—she personified tragedy—and to put the matter behind him. Actually the whole novel is characterized by the presence of the two impulses of Love and Death since Lord Henry gives Dorian a book that describes chapters in which are pictured the awful and beautiful forms of those whom vice and blood and weariness had made monstrous or mad. Ezzelin, whose melancholy could be cured only by the spectacle of death, and who had a passion for red blood, as other men have for red wine. Sigismondo Malatesta, the lover of Isotta and the lord of Rimini, whose effigy was burned at Rome as the enemy of God and man, who strangled Polyssena with a napkin, and gave poison to Ginevra d’Este in a cup of emerald, and in honour of a shameful passion built a pagan church for Christian worship; Charles VI, who had so wildly adored his brother’s wife that a leper had warned him of the insanity that was coming on him, and who, when his brain had sickened and grown strange, could only be soothed by Saracen cards painted with the images of love and death and madness; and, in his trimmed jerkin and jewelled cap and acanthuslike curls, Grifonetto Baglioni, who slew Astorre with his bride.  So, after reading this book, Dorian lives a life devoted to new experiences and sensations with no regard for conventional standards of morality or the consequences of his actions. Eighteen years pass. Dorian’s reputation suffers in circles of polite London society. The figure in the painting, however, grows increasingly hideous. On a dark, foggy night, Basil Hallward arrives at Dorian’s home . The two argue, and Dorian eventually  kills Basil in a fit of rage. But His murder of Basil marks the beginning of his end: although in the past he has been able to sweep infamies from his mind, he cannot shake the thought that he has killed his friend

The night after the murder, Dorian makes his way to an opium den, where he encounters James Vane, who attempts to avenge Sibyl’s death. Dorian escapes  and he resolves to amend his life but , in a fury, Dorian picks up the knife he used to stab Basil Hallward and attempts to destroy the painting. There is a crash, and his servants enter to find the portrait, unharmed, showing Dorian Gray as a beautiful young man. On the floor lies the body of their master—an old man, horribly wrinkled and disfigured, with a knife plunged into his heart.

Thus, the novel ends showing  the ugly, real fate that Dorian finally meets as a result of his actions

Dorian resolves to live his life as a pleasure-seeker with no regard for conventional morality. His relationship with Sibyl Vane tests his commitment to this philosophy: his love of the young actress nearly leads him to dispense with Lord Henry’s teachings, but his love proves to be as shallow as he is. When he breaks Sibyl’s heart and drives her to suicide, Dorian notices the first change in his portrait. When Dorian decides to view Sibyl’s death as the achievement of an artistic ideal rather than a needless tragedy for which he is responsible, he starts down the steep and slippery slope of his own demise.

. When Dorian first discovers, quite by chance, the beautiful actress Sibyl Vane, he returns to the theatre nightly just to watch her stunning performances, and she never disappoints him. For as long as Dorian simply enjoys Sibyl’s art he loves her because she is beautiful to observe, but once he is given the opportunity to speak with Sibyl and get to know her, Dorian associates his love with her acting, thereby giving the art of performance a purpose besides entertainment. When Sibyl decides to exchange her acting for Dorian’s love, Dorian rejects her, saying, “Without your art you are nothing.” (Wilde, pg 74). Dorian gives Sibyl’s acting, her art, the purpose of maintaining his love for her, and when she disregarding her art as a thing without purpose, abandons it, Dorian callously abandons her (Gates, ‘Oscar Wilde’s Picture of Dorian Gray’). Sibyl becomes a victim of art, and commits suicide by swallowing prussic acid: her death is an example of the terrible consequences that the aesthetes believed could occur as a result of saddling art with responsibility. Later in the novel, years after Sibyl Vane’s death, Dorian accuses Lord Henry of “poisoning” him with the unnamed yellow book that Henry lent to Dorian when they were young. 

His murder of Basil marks the beginning of his end: although in the past he has been able to sweep infamies from his mind, he cannot shake the thought that he has killed his friend