Il fascino miliare del libro antico

 

Scritto tra il dicembre del 1857 e l’agosto del 1858 – in ventitré capitoli, ognuno dei quali anticipato da un breve riepilogo questo romanzo di Ippolito Nievo venne pubblicato per la prima volta postumo con il titolo Le confessioni di un ottuagenario nel 1867 a Firenze dall’editore Le Monnier.

L’edizione cartonata nocciola con impressioni in nero e oro riportata nella sua immagine originale risale al 1915. Pubblicato in due volumi con il titolo  Le Memorie di un Ottuagenario nella Collana: Collezione Sonzogno, il romanzo è incentrato su un intreccio amoroso sullo sfondo politico e patriottico dei cinquant’anni che vanno dalla campagna napoleonica in Italia alle rivoluzioni del 1848.

La vicenda si immagina narrata dal protagonista quando è ormai più che ottuagenario. Carlo Altoviti narra in prima persona la sua lunga vita, dal 1775 al 1859. Alle sue vicende biografiche si intrecciano tutti gli eventi principali della storia italiana. La prima parte del racconto rievoca il mondo feudale e patriarcale del Friuli prima della Rivoluzione Francese, attraverso il quadro della vita nel castello di Fratta. Vi sono poi  l’irruzione delle armate napoleoniche in Italia, che sconvolge quel mondo immobile e fuori della storia, il “tradimento” di Campoformio, la tragedia della Repubblica Partenopea, la Restaurazione e i moti del ’20- ’21.

Figlio naturale della sorella della contessa di Fratta, Carlino viene accolto al castello per carità e allevato dagli zii senza affetto. Ancora adolescente, Carlino si innamora della cugina, la Pisana. A Padova, dove va a studiare, Carlo è infiammato da ardori patriottici e liberali : la Pisana, che ha sposato un nobile, vecchio e ricchissimo, un pò perché malconsigliata un pò per far dispetto a Carlo, lo raggiunge. Bizzarra, volubile, appassionata, gli resta accanto a Napoli, dove il giovane partecipa ai moti della Repubblica Partenopea, a Genova assediata, a Bologna. Qui lo abbandona, ma per tornare dal lui a Venezia, quando egli si ammala, curandolo con abnegazione. Caduto Napoleone, Carlo partecipa ai moti liberali e viene arrestato: è condannato ai lavori forzati e nel carcere perde la vista. Commutata la pena nell’esilio, si reca a Londra, accompagnato dalla Pisana che arriva a mendicare per aiutarlo. A Londra Carlo incontra un amico, valentissimo medico, che gli ridona la vista; ma la Pisana, ormai gravemente ammalata, muore.

La pagina che evoca quello che Baudelaire ha definito ” il verde paradiso degli amori infantili”, è incentrata sul ritratto della Pisana. il vagheggiamento del mondo innocente e favoloso dell’infanzia è uno dei grandi temi romantici ma, nel passo che ne fornisce un preciso ritratto fisico e psicologico, è interessante notare il punto di vista dell’Io- personaggio, Carlino fanciullo, con la sua fresca ingenuità infantile a cui si sovrappone il punto di vista dell’Io-narratore, Carlino adulto, anzi vecchio, che commenta il fatti del passato dall’alto della sua saggezza. La rievocazione dell’infanzia, di conseguenza, è sempre collegata a intenti moraleggianti. nievo, con la vita di Carlo Altoviti, vuole scrivere la storia di un’educazione, il passaggio dalla beata irresponsabilità infantile all’età adulta, con le sue responsabilità e i suoi doveri morali e civili.

Il romanzo non è quindi opera memorialistica lirica, ma ha intenti patriottici e civili. lo dichiarano apertamente proprio le prime righe della narrazione : ” Io nacqui veneziano ai 18 ottobre del 1775, giorno dell’Evangelista Luca; e morrò per la grazia di Dio italiano quando lo vorrà quella Provvidenza che governa misteriosamente il mondo” ( dall’edizione Sonzogno, Milano, 1915)

 

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