La banalità del male. Hannah Arendt, il nazismo e lo sterminio degli ebrei.

In un intervento alla trasmissione di Radio 1 ”Radio Anch’io” il ministro degli esteri Giulio Terzi  ha ribadito l’importanza fondamentale che nella società odierna assume l’insegnamento delle grani tragedie del passato affinché possa accrescersi nelle giovani menti una maggiore consapevolezza di fronte alle stragi come quella che in questi giorni sta avvenendo in Nigeria. La persecuzione e lo sterminio dei cristiani in questo tormentato Pese, infatti, può essere raffrontata con la terribile tragedia della Shoah. Quando si parla di persecuzioni non si può non pensare ad uno dei fenomeni più inquietanti del XX secolo, la deportazione e lo sterminio di sei milioni di ebrei da parte dei nazisti. La filosofa Hannah Arendt, ebrea di nascita, dopo una relazione tormentata con il filosofo nazista Heiddeger. Costretta a emigrare per le persecuzioni naziste, visse in Francia e poi negli Usa, dove insegno’ in varie universita’ fino alla morte, avvenuta nel 1975. La sua opera piu’ importante fu ‘Le origini del totalitarismo’. Importante anche il testo ‘La banalita’ del male’, scritto alla fine del processo a Eichmann nel 1963. in quest’opera la Arendt solleva la questione del nazismo sottolineando come il male possa non essere radicale : anzi è proprio l’assenza di radici, di memoria del non ritornare sui propri pensieri e sulle proprie azioni mediante un dialogo con se stessi che uomini spesso banali si trasformano in autentici agenti del male. E’ questa stessa banalità a rendere, come è accaduto nella Germania nazista, un popolo acquiescente, quando non complice, con i più terribili misfatti della storia ed a far sentire l’individuo non responsabile dei suoi crimini, senza il benché minimo senso critico. Nella Banalità del male, infatti,  la Arendt sostiene l’idea secondo la quale il male perpetrato dai tedeschi che si resero responsabili della Shoah  non fosse dovuto a un’ indole maligna, ben radicata nell’ anima, quanto piuttosto ad una completa inconsapevolezza di cosa significassero le proprie azioni. Per la filosofa ebrea, naturalizzata americana, il male ha avuto origine nei lager, luoghi nei quali si compiva una forma di annichilimento dell’uomo che era annullato innanzitutto come individuo, non appena gli erano negate una nazione e una giuridicità. Inoltre la riduzione degli esseri umani in semplici numeri stampati sul braccio era completata con l’azzeramento morale, laddove ad esempio veniva chiesto ad una madre quale dei suoi figli preferisse veder morire per primo. E’ esattamente questo che si è verificato ad Auschwitz, dove i nazisti hanno tentato di concretare la loro perversa teoria del male fine a se stesso, senza una logica, un male radicale. Nel corso della storia il popolo ebraico è stato sempre malvisto e spesso fatto oggetto di feroci persecuzioni come nel caso dei tipici massacri periodici o “pogrom” compiuti nella Russia zarista per “punire” gli Ebrei colpevoli della morte di Cristo. In realtà le persecuzioni avvenivano per cancellare i debiti contratti verso gli ebrei che monopolizzavano il commercio minuto e il prestito. Gli atteggiamenti di avversione si trasformano ben presto in discriminazione e crudeli persecuzioni che raggiungono l’apice dell’orrore durante gli anni del predominio nazista in Europa. Dopo la promulgazione delle leggi razziali di Norimberga, infatti, gli Ebrei vengono privati di tutti i loro averi e ridotti ad esseri che di umano conservano solo l’aspetto. Ma il vero e proprio inferno si scatena in Germania quando l’uccisione del diplomatico Ernst von Rath, da parte di un povero diciassettenne ebreo tedesco o polacco in preda all’angoscia per la deportazione dei genitori, provoca un vero e proprio pogrom anti ebraico. Bande di giovani nazisti si scatenano i n tutta la Germania, incendiano le sinagoghe, sfasciano i negozi degli israeliti, prendono a sassate gli ebrei per la strada, costringendoli a strisciare in pubblico. Così, prima di essere deportati nei campi di concentramento, il cui cartello di ingresso cita “ Arbeit macht frei” , il lavoro rende liberi, sono costretti a subire umiliazioni e torture di ogni genere da parte delle SS, le squadriglie paramilitari create da Hitler per instaurare il nuovo “ ordine nazista”.nella alienante ideologia nazista, l’annientamento degli ebrei, avrebbe ridato purezza alla razza ariana che, così, avrebbe potuto dominare il mondo. Di fatto, gli arresti, le deportazioni e l’eliminazione fisica degli ebrei caratterizzano tutto il periodo nazista. Poi, negli ultimi mesi della Seconda Guerra mondiale, quando la disfatta della Germania è ormai prossima, lo sterminio viene accelerato in un’allucinante corsa contro il tempo. Si organizzano i “ campi della morte”, i più grandi situati a Dachau, Bergen-Belsen e Auschwitz, nei quali le autorità detengono un “ libro dei morti” e che, verso la fine della guerra, divengono la sede della “ soluzione finale”, ossia l’uccisione sistematica degli ebrei nelle camere a gas. Quando la verità sui campi di sterminio è venuta a galla l’opinione pubblica è rimasta scioccata e orripilata di fronte a una tale barbarie e a questo punto viene da chiederci come sia possibile che ancora oggi si assista a fenomeni di intolleranza etnica e religiosa, anche in Paesi che si dicono “civili”. Ciò che sta accadendo in Nigeria in questi giorni ci lascia sgomenti in quanto testimonia ancora una volta la predilezione per il male, che neanche la tragedia ella Shoah è riuscito a rimuovere.

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