L ‘ETA’ DELL’IMPERIALISMO

L’epoca che va  dalla fine del XIX secolo alla Prima guerra Mondiale va generalmente
sotto il nome-di età dell’ imperialismo. Essa segna un notevole distacco sotto l’aspetto
politico – sociale , economico e culturale rispetto agli anni precedenti che avevano
visto il trionfo della  civiltà del positivismo, e presenta una serie di contrasti, dove con la
cultura razionale del positivismo si scontrano tendenze irrazionali.

Tramonta il mito che la scienza possa risolvere ogni problema, che la crescita
industriale possa assicurare il benessere contemporaneo di tutti i paesi europei, che
l’economia possa fondarsi sul libero scambio, sulla libera circolazione delle merci,
senza barriere doganali, senza limitazioni che impediscano la navigazione sui mari.
Se nella prima metà dell’Ottocento  il primato industriale era spettato all’ Inghilterra, che in fatto di produzione da parte delle industrie e di sviluppo commerciale sembrava
superare di gran lunga gli altri stati, le cose cambiano durante la seconda parte del
secolo , quando accanto alle industrie inglesi si affermano quelle tedesche, francesi,
belghe (l’Italia per il momento rimane ancora in una posizione arretrata ed il divario
rispetto agli altri paesi verrà colmato solo nel corso del XX secolo ).

I mercati .interni si -dimostrano insufficienti ad assorbire la grande quantità di prodotti
che le fabbriche e le imprese commerciali sono capaci di offrire; di qui la necessità di
occupare nuovi mercati e al tempo stesso di trovare materie prime a basso costo. Non
resta che la via della conquista colonia1e, di trovare sbocchi al di fuori del continente

europeo ( ma presto vedremo che anche tali territori non saranno più sufficienti ed
occorrerà espandersi ai danni delle altre potenze). In prima fila nella corsa alla
conquista coloniale troviamo la Francia e l’Inghilterra, seguite poi dalla Germania dal
Belgio e dalla Russia, mentre l’ Italia andrà incontro ad amare delusioni ed umilianti e
pesanti sconfitte ( si pensi al tentativo di Crispi di  occupare l’ Africa Orientale, fallito
con le sconfitte di Dogali e di Adua ) .

In particolare Francesi ed Inglesi finiscono per spartirsi l’Africa seguendo due direttrici
diverse : i primi quella ovest-est, i secondi quella nord-sud , due direttrici destinate ad
incontrarsi inevitabilmente: non a caso vi fu il famoso incidente di Fashoda , quando si
fu sul punto dello scoppio di una guerra tra le due potenze,che fortunatamente venne
evitata. In pratica negli scopi dell’Inghilterra vi era il collegamento tra i possedimenti
dell’ Africa Meridionale con l’Egitto, mentre la Francia mirava alla conquista

dell’ intera Africa settentrionale. Fu l’accorta politica di Bismark, il grande cancelliere
prussiano, che aveva permesso l’unificazione della Germania, a seguito della
sconfitta di Napoleone m nel 1870 a consentire con il congresso di Berlino del 1878,
e con una nuova conferenza nel l884 di mantenere un certo equilibrio tra le potenze e
a stabilire una sorta di spartizione delle terre extraeuropee. Nelle sue intenzioni vi era
quella di fare della Germania l ‘ago della bilancia in Europa, come lo era stata la Gran
Bretagna nella prima metà del 1800 .

Ma la salita al trono del nuovo Kaiser Guglielmo II nel 1888 metteva fuori gioco
Bismark e segnava una nuova fase nella politica tedesca, poiché l’imperatore non si
accontentava di essere solo l’arbitro della scena politica europea, ma aveva la pretesa

di trasformare la Germania nella potenza dominatrice in grado di sottrarre alla Gran
Bretagna il controllo dei mari e di ridurre il suo immenso impero coloniale, soprattutto
per quel che riguardava l’Africa. Di qui la corsa agli armamenti tedesca, il
potenziamento della flotta da guerra, i due tentativi fatti agli inizi del ‘900 di conquista
del Marocco.

D’altra parte ad aumentare la tensione vi era anche il desiderio di  rivincita francese,
dopo la sconfitta patita nel 1870, che le era costata la perdita di due regioni ricche di
risorse minerarie, quali l’Alsazia e la Lorena. Non erano pochi quelli in Francia a
sognare una guerra che umiliasse il Kaiser e il popolo tedesco .

La stessa Inghilterra guardava con sempre viva preoccupazione la potenza marittima
tedesca, la quale minacciava di toglierle il dominio dei mari, che da secoli le
apparteneva .

Il sistema di alleanze creato da Bismark per isolare la Francia attraverso il Patto dei
Tre Imperatori, che univa Russia, Austria e Germania, e la Triplice Alleanza sancita
tra Germania, Austria e Italia, venne mandato in fumo da Guglielmo II. Infatti la
Russia finì per accostarsi alla Francia e all’ Inghilterra, mentre anche gli Italiani non
apparivano più tanto convinti di un’ alleanza che li poneva al fianco di una nemica
tradizionale, come l’Austria quando ancora vi erano territori in mano austriaca.

Sul piano sociale assistiamo ad un accentuarsi dei conflitti tra le classi ed in particolar
modo ad una partecipazione sempre più attiva dei proletari alla vita politica.

Sotto questo aspetto non va trascurato l’impegno dei vari partiti socialisti europei
nell’ organizzare i movimenti operai e contadini, nel dare alla massa del popolo una

coscienza di classe e nell’indicare nel capitalismo il nemico contro cui lottare.
Tuttavia il progetto dell’Internazionale socialista di impedire lo scoppio di nuove
guerre, che avrebbero solo difeso gli interessi della grande borghesia, si rivelò
inattuabile, non riuscì ad evitare il primo conflitto mondiale, anche per le divisioni ,
che si affermarono fra i diversi gruppi socialisti . Possiamo grosso modo semplificare

  • queste divisioni identificando due gruppi : da un lato i minimalisti, che, ritenendo
    ancora prematuri -i tempi- per realizzare una rivoluzione come previsto da Marx, erano
    favorevoli a delle riforme sociali, che migliorassero le condizioni dei lavoratori

( magari essendo persino disposti a delle momentanee collaborazioni con i governi
liberali ); dall’altro troviamo i massimalisti, i quali pretendevano di realizzare in
tempi brevi una rivoluzione proletaria, senza scendere a patti con i governi di destra.
A rendere ancora più complicata la situazione vi erano le esigenze dei lavoratori dei
singoli stati,anche in rapporto al grado di sviluppo della società in cui vivevano . Ad
esempio l’Italia solo da poco aveva conosciuto l’avvio di un processo di
industrializzazione, che del resto riguardava una minima parte della penisola. Infatti il
nostro rimaneva un paese ancora essenzialmente agricolo : nel Meridione in pratica le industrie erano quasi inesistenti e vi era una massa di braccianti, costretti a vivere in condizioni di estrema miseria e nelle mani dei grandi latifondisti . Essi chiedevano una riforma agraria e sognavano la formazione di una piccola proprietà contadina, il pezzo di terra da poter coltivare in proprio e da cui poter trarre il necessario per vivere e mantenere la famiglia .

Eppure tali conflitti e tensioni a livello internazionale e sociale contrastavano con il
clima di spensieratezza della società della “bélle époque”, che vedeva il trionfo della
scienza e della tecnica con le grandi esposizioni universali, il successo dell’ automobile basti pensare all’ inizio di suggestive ed affascinanti corse  automobilistiche o ad esaltanti raid come la Parigi-Pechino, vinto proprio da una vettura italiana guidata dal principe Borghese), la nascita dell’ aviazione, la ricca borghesia divertirsi nei caffè chantant, le grandi-competizioni sportive ( come il “Giro d’Italia” iniziato nel 1909, il campionato di calcio ), le prime proiezioni cinematografiche . Si tratta in ogni caso di manifestazioni che,  se da un lato dimostrano l’evoluzione della civiltà europea dominata da una scienza razionale, dall’altro esaltano l’immaginario collettivo, costituiscono una sorta di evasione nei riguardi di un’ esistenza quotidiana che appare banale, ma al tempo stesso contraddittoria e minacciosa con i suoi contrasti insanabili e che avrebbero condotto alla catastrofe della prima guerra mondiale.

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