LA DIVERSITA’ DI OPINIONI ALL’INTERNO DI UNA SOCIETA’ DEMOCRATICA NEL RISPETTO DELLA DIGNITA’ DELL’UOMO.

LA DIVERSITA’ DI OPINIONI ALL’INTERNO DI UNA SOCIETA’ DEMOCRATICA NEL RISPETTO DELLA DIGNITA’ DELL’UOMO.

Il 27 Dicembre 1947 fu firmata la Costituzione della Repubblica Italiana che rispecchiava le esigenze di fondare uno stato democratico a base popolare dove fossero garantiti i diritti civili e sociali e le libertà personali. La democrazia venne intesa e voluta come sistema nel quale il potere viene esercitato attraverso le istituzioni e nel rispetto dell’autorità di tutta la popolazione. Per tale motivo, l’opinione di ogni singolo cittadino può essere determinante in tutte le questioni del governo ed ognuno ha diritto ad esprimere e a diffondere le proprie idee, quelle in cui crede, in quanto anche questa è una possibile forma di esercitare la democrazia.

L’articolo 18 della Dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo proclama il diritto alla libertà di pensiero quale diritto per così dire propedeutico alla possibilità di formarsi un opinione disponendo delle necessarie informazioni. L’art. 19, però, è più specifico in quanto sancisce che “ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione; il che implica il diritto di non essere turbato a causa delle sue opinioni e quello di cercare, ricevere e diffondere, senza considerazione di frontiere, le informazioni e le idee attraverso qualunque mezzo di comunicazione.”  Il diritto alla libertà di parola non è tuttavia da considerarsi illimitato in quanto, sebbene sia giusto e lecito manifestare pubblicamente la propria opinione riguardo ad un determinato problema, bisogna sempre ricordarsi che alla base di ogni convivenza democratica deve esserci un sentimento al rispetto della dignità dell’uomo. Ridicolizzando o mettendo alla berlina chi non la pensa come noi si viola la dignità umana, cioè si intacca il fondamento stesso di tutta la costruzione del Diritto Universale dei diritti umani.

Un caso di cronaca che ha suscitato grande scalpore qualche anno addietro, quello legato alla vicenda di Eluana Englaro,  ha fatto molto discutere ed ha diviso l’opinione pubblica tra i sostenitori laici dell’eutanasia e i suoi oppositori cattolici contrari a quello che hanno definito come un omicidio volontario. Le discussioni sono state accese poiché in effetti a tutt’oggi manca in Italia una legge sul così detto testamento biologico. Ciascuna delle due fazioni ha portato diverse argomentazioni a sostegno della propria tesi. Così, per i laici la scelta per l’eutanasia esprime il desiderio di qualcuno di “morire con dignità” e pertanto ognuno deve essere lasciato libero di vivere la morte secondo le proprie convinzioni, affidandosi al destino o a Dio  oppure chiedendo ai medici di farla finita. In una società laica e pluralistica ognuno deve essere lasciato libero di darsi o farsi dare la morte.

Questo modo di argomentare si fonda sul concetto di autonomia inteso in senso assoluto e sulla convinzione che la scelta eutanasica che il singolo può fare sia un fatto puramente privato. Ignora cioè la natura della relazione paziente- curante e l’impatto sociale che la legalizzazione dell’eutanasia comporta.

Per contro, i cattolici riferendosi all’enciclica Evangelium Vitae al n.65 , distinguono l’eutanasia dall’accanimento terapeutico, ma sostengono che essa è una grave violazione della legge di Dio in quanto uccisione deliberata e moralmente inaccettabile di un essere  umano.

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