Premessa :L’Essere e l’Altro

PREMESSA

La scelta di trattare come tema l’Essere e il suo rapporto con l’Altro nasce dalla constatazione che, nel periodo compreso tra fine Ottocento e inizio Novecento, si verifica una vera e propria rivoluzione che colpisce i più diversi campi del sapere e sancisce il passaggio all’ uomo contemporaneo . Questa crisi è data soprattutto dalla perdita della fiducia nel progresso e in tutta la filosofia positivista. Il percorso scelto per raggiungere gli obiettivi prefissati parte da un preciso quadro storico, quello del secondo conflitto mondiale, quando a causa delle disastrose conseguenze degli eventi bellici l’uomo perde tutte le sue certezze e si affaccia un nuovo tipo di eroe letterario.  Non più il superuomo dannunziano, fiducioso delle proprie capacità e convinto delle proprie azioni, ma un inetto, potremmo dire un antieroe. In questo percorso interdisciplinare sarà esaminata, dunque, l’influenza di questa “crisi delle certezze” nell’ambito filosofico con Lévinas – autore dell’opera  che dà il titolo al presente lavoro-  per proseguire nell’ambito scientifico con la crisi dei fondamenti matematici, e nel  campo letterario con la poetica di Italo Svevo con i necessari collegamenti in lingua inglese onde attribuire alla ricerca un carattere europeo. Il lavoro si completerà con l’arte figurativa di Picasso che raggiunge il suo apice nei dipinti Guernica e Les Demoiselles d’Avignon. Dal punto di vista filosofico Lévinas introduce il concetto dell’alterità come rispecchiamento nel volto dell’Altro che, se c’è, deve porsi al di là dell’essere in quanto è inconoscibile. La relazione con l’Altro non è una relazione di conoscenza, ma l’alterità non può essere cancellata e noi la incontriamo quotidianamente. Nella vita di tutti i giorni dinanzi all’alterità ci capita spesso di fare un passo indietro affinché la nostra identità non corra il pericolo di essere scalfita da qualcosa che, per il semplice fatto di occupare uno spazio, viene considerata destabilizzante. La presa di distanza nei confronti del diverso sembra marcare una linea di confine, un orizzonte invalicabile oltre il quale si realizza lo scacco di una serie di convinzioni, che hanno costruito la nostra identità. prendere coscienza che se esiste un’identità ciò è dovuto anche all’altro, il quale, ponendosi come termine di paragone, ci aiuta a capire ciò che è alla base della nostra persona. Bisogna imparare a vedere l’altro come un compagno di viaggio, dunque, non come il termine primo di un processo di esclusione, ma come termine ultimo di un processo di conoscenza, che lo ponga come meta da raggiungere, affinché la nostra stessa identità possa rivelarsi veritiera. Nelle vicende europee del ventesimo secolo tutto quello che gira intorno agli uomini sembra nascondere una minaccia, che da un momento all’altro potrebbe concretizzarsi in una crisi d’identità. L’altro viene quindi ad essere inteso come un pericolo latente e destabilizzante della nostra cara quotidianità, che essendo forse troppo ripiegata su se stessa, non riesce a liberarsi dalle sue recondite paure. Il volto diventa così un’ossessione che, come sottolinea Lévinas, è la consapevolezza di essere chiamati dall’ossessione dell’Altro che a sua volta ci ossessiona attraverso il volto. Il volto si presenta come una realtà opposta alla nostra e pertanto viene percepita come un ostacolo alla nostra libertà. Questo concetto lo ritroveremo declinato nelle sue varie sfaccettature nel corso del presente lavoro interdisciplinare, partendo dal periodo nazi- fascista con la caccia agli Ebrei, i cui tratti somatici diversi ossessionano il mono occidentale dell’epoca. I pregiudizi, come un rumore di fondo, frastornano e sottraggono alla fatica di pensare e di conoscere. Così,  stereotipi generalizzanti, preconcetti e pregiudizi  diventano radici di intolleranza e di violenza perché negano l’alterità dell’altro e lo misconoscono. A livello psicologico, poi, per personaggi come Alfonso Nitti, protagonista del romanzo Una Vita di Svevo, basta rispecchiarsi nel volto di  un rivale, per mettere in evidenza il prodotto della crisi della società moderna, la grande crisi delle certezze che caratterizza tutto il Novecento.

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